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Proteggere le foreste per fermare il cambiamento climatico

Nelle ultime settimane, il mondo si è riunito a Bonn, in Germania, in occasione delle negoziazioni dell’ONU sul cambiamento climatico (COP23). Uno dei più importanti temi dibattuti è stato l’impatto negativo della deforestazione. Abbiamo chiesto a Hannah Hislop, Global Advocacy & Partnerships Manager di Unilever, di parlare del problema e di cosa dobbiamo fare per affrontarlo.

Come si inseriscono le foreste nel dibattito sul cambiamento climatico

Hannah Hislop, Global Advocacy & Partnerships Manager

Hannah Hislop

Global Advocacy & Partnerships Manager

Hannah fa parte del Chief Sustainability Office di Unilever, che lavora per promuovere un cambiamento positivo su problematiche sistemiche sulle quali possiamo fare la differenza. Hannah lavora per portare all'eliminazione della deforestazione dalla nostra Supply Chain entro il 2020, concentrandosi in maniera particolare su Olio di Palma e Soia.

Senza le foreste, raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi che mira a contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2 gradi (idealmente di 1.5 gradi) sarà impossibile. Eliminare le emissioni provenienti dalla deforestazione e promuovere la ricrescita delle foreste potrebbe ridurre le emissioni globali nette fino al 30%. Tuttavia, l’anno scorso il pianeta ha perso una quantità di foreste per dimensioni pari alla Nuova Zelanda, il 50% in più rispetto all’anno precedente. I principali motivi sembrano essere stati i numerosissimi incendi avvenuti nelle foreste pluviali tropicali.

Cosa accadrà se non facciamo più niente?

Una delle principali cause della deforestazione globale - che in gran parte avviene illegalmente, è la crescente domanda per materie prime agricole come olio di palma, soia e manzo. A questa si aggiungono attività estrattive e simili. Giustamente, in molti piangono la perdita delle grandi foreste e dell’incredibile biodiversità che queste contengono al loro interno. Non bisogna dimenticare la loro importanza per l’ecosistema, il loro ruolo per la regolazione di acqua e clima, aspetti vitali per la produzione alimentare globale. Oggi, foreste pluviali come l’Amazzonia operano da bacini carboniferi.

Gli scienziati avvertono però che, oltrepassato un certo punto critico, la deforestazione diverrà rapidamente una fonte di emissioni di carbonio. Ciò avrà un forte impatto sui cicli regionali e globali dell’acqua e, conseguentemente, sulla produzione alimentare che, al momento, deve ancora crescere del 50% per alimentare entro il 2050 la popolazione mondiale che si prevede ammonterà a 9 miliardi di persone.

Cosa possiamo fare?

È possibile vivere in un mondo in cui le foreste protette aiutino ad aumentare in maniera sostenibile la produzione alimentare. Ma non esiste una soluzione miracolosa. Abbiamo bisogno di diversi approcci complementari che insieme apportino una trasformazione radicale del nostro utilizzo della terra.

Per esempio, i piccoli coltivatori contribuiscono a circa il 40% della produzione dell’olio di palma dell’Indonesia, ma i loro profitti sono molto più bassi di quelli generati dalle piantagioni commerciali. Con maggiore sostegno, capacità e finanziamenti, questi agricoltori potrebbero aumentare in maniera sostanziale i loro profitti e a migliorare le loro condizioni di vita – a patto che rispettino le foreste.

Le foreste sono casa di milioni di persone che spesso subiscono violenze o che sono costrette ad abbandonare le proprie terre. Inoltre, attraverso una gestione comune delle foreste si potrebbe ridurre il livello delle emissioni in maniera significativa, come è accaduto in Amazzonia. I governi e le aziende devono giocare un ruolo decisivo per far virare le grandi somme (circa $780 miliardi) che oggi sostengono settori legati alla deforestazione, verso attività di conservazione e recupero.

Al momento, i migliori risultati sono visibili soprattutto a livello locale, dove le autorità più lungimiranti stanno iniziando a comprendere i benefici derivanti dallo sviluppo economico sostenibile, come la creazione di posti di lavoro, una maggiore sicurezza alimentare e la riduzione della povertà. Alcuni esempi si trovano negli stati del Brasile Acre e Mato Grosso, nella provincia della Malesia Sabah e nel Kalimantan centrale e orientale in Indonesia.

Cosa sta facendo Unilever per proteggere le foreste?

Insieme ad altri attori che operano nel nostro settore, ci siamo impegnati a raggiungere, entro il 2020, l’obiettivo “deforestazione zero” per quattro materie prime: olio di palma, soia, carne, carta e cartone. Inoltre, abbiamo esteso questo impegno al nostro business del tè.

Il nostro approccio si basa su tre azioni: trasformare la nostra supply chain, per rendere tutto quello che compriamo tracciabile e sostenibile; dare sostegno all’intera industria - dai coltivatori e i commercianti, ai produttori e i rivenditori, al fine di stabilire e raggiungere standard elevati; lavorare con governi e altri partner perché il nostro obiettivo “deforestazione zero” diventi parte integrante delle politiche nazionali e internazionali.

Cosa possono fare gli altri?

Le aziende possono lavorare per capire meglio se e come le loro supply chain stanno contribuendo alla deforestazione e impegnarsi per affrontare il problema unendosi a chi lo sta già facendo. Gruppi come il Consumer Goods Forum e piattaforme come la Tropical Forest Alliance esistono per metter insieme le aziende che vogliono trovare soluzioni comuni, collaborando con governi e società civile.

Anche le persone possono dare il proprio aiuto. Come cittadini, possono chiedere ai loro governi di riconoscere l’importante ruolo delle foreste contro il cambiamento climatico e di proteggerle dal punto di vista legale, politico e finanziario. Come consumatori, possono esercitare pressione sulle aziende perché affrontino il problema della deforestazione nelle loro supply chain.

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