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  4. Plastica: quattro cose che le aziende possono fare

La plastica ha impiegato solo mezzo secolo per diventare, da simbolo del benessere domestico, un magnete che attrae solo aggettivi dispregiativi. Poiché ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’oceano, la grande sfida di oggi è conciliare l’indiscussa funzionalità di questo materiale con un sistema efficace nel lungo periodo, senza conseguenze negative sull’ambiente e perdite di valore del materiale.

Ellen MacArthur and Paul Polman
ELLEN MACARTHUR E PAUL POLMAN

Rispettivamente Founder della Ellen MacArthur Foundation e CEO di Unilever

Dame Ellen MacArthur ha fatto la storia nel 2005, quando ha infranto il record mondiale per la più veloce circumnavigazione del globo in barca a vela in solitario. Nel 2009 ha lanciato la Ellen MacArthur Foundation il cui obiettivo è accelerare la transizione ad un’economia circolare.

Paul Polman è CEO di Unilever dal 2009. Concentra il suo impegno sul business sostenibile.

Segnali di cambiamento incoraggianti

A livello globale, il principale utilizzo della plastica è quello destinato alla realizzazione degli imballaggi, i quali hanno un impatto sulle nostre vite ogni giorno. Negli ultimi cinquant’anni, siamo passati dai prodotti riutilizzabili a quelli monouso. Nel frattempo, però, il sistema di riciclo non ha tenuto il passo: oggi, solo il 2% dei prodotti sul mercato viene trasformato in nuovi imballaggi.

Tuttavia, ci sono anche dei segnali incoraggianti da parte dei governi e del mondo dell’industria che si stanno impegnando per dar luce ad una trasformazione radicale, passando da un sistema della plastica “take-make-dispose” ad uno circolare.

Proprio nelle ultime settimane, la Commissione Europea ha annunciato la sua strategia sulle plastiche, la Francia si è assunta l’impegno ambizioso di riciclare il 100% della sua plastica entro il 2025 e il Regno Unito ha annunciato un piano ambientale della durata di 25 anni che ha tra i suoi obiettivi quello di abbandonare la cultura della plastica usa e getta. Negli ultimi mesi, inoltre, città, paesi ed istituzioni internazionali hanno introdotto dozzine di misure regolamentari sullo stesso tema.

Anche l’industria si sta muovendo in questo senso. Al World Economic Forum dello scorso anno a Davos, Unilever ha espresso il suo impegno ad utilizzare imballaggi di plastica al 100% riutilizzabili, riciclabili e compostabili entro il 2025. A gennaio, la Ellen MacArthur Foundation ha annunciato che altri 10 importanti brand, rivenditori e aziende produttrici di imballaggi hanno assunto un impegno simile, alcuni dei quali con l’obiettivo di raggiungere ambiziosi target in termini di riciclo.

Un nuovo sistema della plastica per il ventunesimo secolo

Tutti questi sono chiari segnali dell’avvicinarsi di una soluzione. Tuttavia, per lanciare un nuovo sistema della plastica entro la fine del ventunesimo secolo, è necessario che i principali attori coinvolti si impegnino ancora di più. Le aziende, in particolare, dovrebbero fare quattro cose per accelerare il passaggio ad un’economia circolare della plastica, preservando il valore della plastica nell’economia e tenendola lontana dagli oceani.

Prima di tutto, il riciclo, su cui molte aziende e governi sono focalizzati, è solo parte della soluzione e bisogna urgentemente guardare oltre ad esso. Mettere in discussione aspetti del sistema che riteniamo ineluttabili è una responsabilità collettiva – vogliamo ancora, per esempio, le buste monouso che vengono bruciate o smaltite dopo soli pochi minuti di utilizzo? Investire su modalità innovative di consegna dei prodotti che non generino rifiuti plastici, attraverso nuovi modelli di business, tecnologie e materiali, può aiutare a rispondere a questa sfida e generare 10 miliardi di dollari a livello globale.

In secondo luogo, per tutti gli imballaggi di plastica sul mercato, sempre più aziende dovrebbero seguire l’esempio degli 11 che sono stati evidenziati a Davos quest’anno, e disegnare il loro packaging tenendo in mente cosa accade dopo l’utilizzo.

Terzo, il mondo del business deve definire collettivamente un “global plastics protocol” che indichi una direzione e delle linee comuni. La realtà è che il sistema attuale dà spazio a troppa ambiguità: termini come “bioplastica” o “riciclabile” possono creare confusione e, ammettiamolo, nel peggiore dei casi rappresentano un porto sicuro di fronte al greenwashing. Inoltre, il protocollo potrebbe aiutare l’industria ad allinearsi sulle scelte che riguardano i materiali, per dare precedenza solo a quelli riciclabili, riutilizzabili o biodegradabili in maniera sicura.

Ci sono segnali incoraggianti da parte dei governi e del mondo dell’industria che si stanno impegnando per dar luce ad una trasformazione radicale, passando da un sistema della plastica “take-make-dispose” ad uno circolare.

Ellen MacArthur e Paul Polman

Dare una scossa al sistema per innescare il cambiamento

Infine, prerequisito per il progresso in questo contesto è un dialogo costruttivo tra industria e policy-maker. I policy-maker sono attori che giocano un ruolo fondamentale nel fornire l’infrastruttura e creare il quadro regolamentare per un’economia circolare. Tuttavia, troppo spesso nel passato, l’industria e i governi hanno seguito in questo campo agende diverse e talvolta contrastanti tra di loro. I business leader devono impegnarsi concretamente con i governi nelle politiche richieste per cambiare il sistema, per esempio nell’implementazione di regimi di responsabilità estesa del produttore.

Data la portata della questione, i nostri modelli di produzione e consumo meritano una vera e propria scossa a cui dobbiamo dar inizio insieme, e che rivelerà in futuro i benefici economici ed ambientali che ora stiamo trascurando.

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